CALI YOGA ONDEMAND

Una pratica intensa e stimolante per approfondire su più livelli le proprie capacità e riscoprire il potenziale nascosto del corpo.
I
deale per chi ha una buona conoscenza pregressa di asana e pranayama e ama le pratiche intense capaci di operare trasformazioni su più livelli, stimolando il corpo fisico, risvegliando la dimensione energetica e liberando quella mentale.

QUI TROVI L’ELENCO DEI PERCORSI DISPONIBILI. SCORRI VERSO IL BASSO PER SCOPRIRLI NEL DETTAGLIO.

– THE WAY TO PINCHA MAYURASANA | Tra Forza e Leggerezza, nel Cuore della Trasmutazione (DISPONIBILE ONDEMAND DAL 13 -07)
– THE WAY TO PARIVRTTA KAKASANA | Abitare il Fuoco del Discernimento (DISPONIBILE ONDEMAND DAL 13 -07)
– TWIST INTO YOURSELF | Dell’Aderire a Sè Stessi (DISPONIBILE ONDEMAND DAL 13 -07)
– FUOCO, CUSTODE DELL’INTENTO | Forza che Raccoglie, Gesto che Emerge
– THE WAY TO EKA PADA RAJA KAPOTASANA | Lo Sguardo del Cuore

– THE WAY TO KOUNDINYASANA | La Via di Mezzo e L’Arte dell’Equilibrio Sottile
– EXPAND INTO BALA KAKASANA | Abbraccia il Tuo Fuoco
– SVARGA DVIJASANA, LA VIA DELLA RINASCITA | Scendere, Inchinarsi, Risalire
– THE WAY TO GALAVASANA | Il Coraggio di Essere Autentici
– MAYURASANA E L’ARTE DELLA TRASMUTAZIONE | La Forza della Scelta
– THE WAY TO URDHVA DHANURASANA | Il Ponte tra i Mondi

– THE WAY TO TITTIBASANA | Nell’Intensità con Leggerezza

DISPONIBILE PER 35 GIORNI DALLA DATA DI ATTIVAZIONE DELL’ABBONAMENTO

THE WAY TO PINCHA MAYURASANA

Tra Forza e Leggerezza, nel Cuore della Trasmutazione

5 lezioni da 90 minuti | adatte a praticanti con una buona conoscenza pregressa della pratica di asana e pranayama (liv. intermedio | avanzato)

Un percorso dedicato a una delle inversioni più affascinanti e complesse dello yoga, pensato per accompagnare il corpo e la mente verso una comprensione profonda della postura. Lavoreremo con gradualità sulla mobilità della cintura scapolare, sull’apertura del torace, sul rinforzo funzionale delle spalle e del centro, costruendo quella qualità di sostegno che rende possibile una pratica stabile, sicura e leggera imparando a distribuire il carico in modo intelligente piuttosto che affidarsi esclusivamente alla forza. Utilizzeremo muro, mattoncini e varianti come autentici paesaggi di apprendimento e occasioni per comprendere e affinare il gesto.

Pincha Mayūrāsana è la “Postura della piuma del pavone”.
Nella tradizione indiana il pavone non rappresenta soltanto la bellezza, ma anche il coraggio e la capacità di trasmutare il veleno. È il simbolo di una forza che non elimina ciò che è difficile, ma lo attraversa fino a trasformarlo. Anche l’inversione custodisce questo insegnamento.

Pincha Mayūrāsana non ci chiede di eliminare la paura della caduta o di evitare l’instabilità.
Ci invita ad attraversarle rimanendo presenti abbastanza a lungo perché il disorientamento possa trasformarsi in ascolto, la fatica in competenza e la forza in leggerezza.

Dal lavoro delicato sul respiro del segmento toracico all’intensità di Bhastrikā,  esploreremo il cuore non solo come centro anatomico, ma come luogo simbolico della trasmutazione. In molte tradizioni è proprio il cuore lo spazio in cui l’esperienza viene accolta, assimilata e trasformata.

Non un percorso dunque per “riuscire” in una postura.
Ma un viaggio per coltivare un equilibrio capace di abitare le polarità della vita: non eliminando uno dei due poli, ma imparando a sostenerli entrambi e a lasciarli entrare in dialogo.

Per imparare a mantenere il cuore disponibile e fiducioso anche quando il nostro orizzonte si capovolge.
E questo è faticoso.
Richiede disciplina, costanza, dedizione e passione.
Ma, forse più di ogni altra cosa, richiede una profonda amorevolezza nei nostri confronti: la capacità di rispettare i nostri tempi, accogliere le nostre possibilità e onorare il modo unico con cui ciascuno di noi attraversa le proprie soglie.

Pincha Mayūrāsana diventa così una pratica di presenza.
Un esercizio di fiducia. Un’educazione alla trasformazione.

E un invito a scoprire che il cuore, quando rimane “aperto”, custodisce davvero una silenziosa arte alchemica.

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DISPONIBILE PER 35 GIORNI DALLA DATA DI ATTIVAZIONE DELL’ABBONAMENTO

THE WAY TO PARIVRTTA KAKASANA

Abitare il Fuoco del Discernimento

6 lezioni da 90 minuti | adatte a praticanti con una buona conoscenza pregressa della pratica di asana e pranayama (liv. intermedio | avanzato)

In questo percorso esploreremo il lavoro delle torsioni e degli arm balance attraverso una progressione costruita intorno a Parivṛtta kakāsana, una postura che richiede una profonda mobilità della colonna, un centro stabile e consapevole, equilibrio tra forza e leggerezza e una raffinata comprensione delle leve che sostengono il corpo nello spazio. Le pratiche svilupperanno progressivamente forza del core, stabilità delle spalle e capacità di orientarsi nelle rotazioni, alternando preparazioni, varianti e transizioni che inviteranno ognuno, nel rispetto delle proprie possibilità, ad avvicinarsi alla postura.
In equilibrio sulle mani il corpo è chiamato a raccogliersi, orientarsi e trovare un nuovo equilibrio mentre tutto cambia. Gli arm balance diventano così un laboratorio di presenza: più che esprimere forza, richiedono sensibilità, organizzazione, e una profonda capacità di abitare il proprio centro.
Le torsioni, invece, ci insegnano a cambiare orientamento senza perdere l’asse. Ogni rotazione modifica il nostro punto di vista nello spazio e ci educa a quella stessa disponibilità interiore che rende possibile ogni autentica trasformazione.

Le torsioni diventano il linguaggio attraverso cui incontrare Agni, il fuoco della tradizione vedica: quella forza che accende, purifica e trasforma e che, come principio catalizzatore di ogni trasformazione, rende possibile ogni autentico processo di cambiamento.

Attraverso tecniche come Tādājī Kriyā, Kapālabhāti, Agni Sara e le loro evoluzioni più sottili, il calore verrà progressivamente raccolto nel centro del corpo, fino a diventare una presenza capace di attraversare ogni livello dell’esperienza: fisico, energetico, mentale e simbolico.

Nella tradizione vedica il fuoco è il mediatore tra la terra e il cielo, colui che riceve le offerte e le trasforma. Allo stesso modo, ogni pratica diventa un piccolo sacrum facere: un gesto attraverso cui possiamo offrire rigidità, abitudini, convinzioni e tutto ciò che non sostiene più il nostro cammino, lasciando che il calore della pratica ne distilli l’essenza.

Come il corpo impara a riorganizzarsi nella torsione e nell’equilibrio, così anche lo sguardo si fa più limpido, capace di riconoscere nuove possibilità là dove prima vedeva soltanto limiti. La pratica diventa allora un esercizio di lucidità, nel quale il superfluo lentamente si consuma e ciò che è essenziale può finalmente mostrarsi

Questo è l’invito di Agni: ardere con sufficiente sincerità perché possa emergere, con sempre maggiore chiarezza, la forma più autentica del nostro essere.

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DISPONIBILE PER 35 GIORNI DALLA DATA DI ATTIVAZIONE DELL’ABBONAMENTO

TWIST INTO YOURSELF

Dell’Aderire a sé Stessi

6 lezioni da 90 minuti | adatte a praticanti con una buona conoscenza pregressa della pratica di asana e pranayama (liv. intermedio | avanzato)

Le pratiche di torsione sono considerate, da sempre, tra le dinamiche corporee di purificazione per eccellenza.
Ma la torsione non purifica soltanto, mette il corpo di fronte a una sfida solo apparentemente semplice.
Cambiare orientamento senza perdere il proprio asse. Aprirsi a nuovi orizzonti senza smarrire ciò che siamo.
Da questa intuizione nasce questo percorso dedicato al fuoco del centro, luogo della volontà, del discernimento e della capacità di dare forma al proprio intento, orientando la propria vita.
Esploreremo le torsioni nei diversi piani dello spazio attraverso una pratica dinamica e creativa, alternando movimenti a terra e in piedi, panche laterali, equilibri e transizioni fluide, che inviteranno il corpo a cambiare continuamente orientamento senza perdere il proprio asse. Lavoreremo sul centro del corpo, sviluppando quella forza stabile e intelligente che rende possibile una torsione ampia, sicura e libera.

Pratica dopo pratica esploreremo il significato dell’asse non soltanto come principio biomeccanico, ma come esperienza interiore. Un asse vivo e permeabile, capace di sostenere il movimento senza irrigidirlo e di mantenere una continuità di aderenza a sé stessi mentre il corpo cambia direzione e lo sguardo incontra prospettive sempre nuove. Il lavoro corporeo diventerà così un’occasione per interrogare il nostro modo di abitare il cambiamento.

Scopriremo che l’asse non è soltanto una linea verticale che organizza il corpo. È il filo invisibile che tiene insieme memoria e possibilità, radici e orizzonte, interiorità e manifestazione.
È quella continuità di aderenza a sé stessi che permette al movimento rimanere coerente, di trasformarci senza disperderci, di attraversare il cambiamento senza perdere la nostra integrità.
Le torsioni ci insegneranno così che aprirsi non significa disperdersi, cambiare prospettiva non significa perdere la propria direzione e che il vero equilibrio non consiste nell’immobilità, ma nella capacità di rimanere fedeli a ciò che siamo mentre la vita continua a invitarci a muoverci.

Ad accompagnare l’intero percorso saranno Kapālabhāti e Vajra Mudrā.
L’uno alimenterà il fuoco, l’altro ne custodirà la direzione, affinché l’intento possa trovare un asse vivo lungo il quale maturare, esprimersi e irradiarsi.

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IL FUOCO, CUSTODE DELL’INTENTO

Forza che Raccoglie, Gesto che Emerge

5 lezioni da 90 minuti | adatte a praticanti con una buona conoscenza pregressa della pratica di asana e pranayama (liv. intermedio | avanzato)

C’è un fuoco che non ha bisogno di fiamme alte per essere reale. È il fuoco che cova sotto la cenere, che custodisce nel silenzio ciò che sta maturando, che protegge l’intenzione mentre prende forma. In questo viaggio abbiamo incontrato proprio questa qualità del fuoco: non solo slancio e trasformazione evidente, ma presenza costante, calore che raccoglie, orienta e sostiene.

Nel corpo tutto questo si racconta attraverso forme raccolte che proteggono il nucleo, gesti di equilibrio sulle braccia che chiedono integrazione, transizioni che insegnano fiducia e intelligenza del movimento. Un viaggio intorno a una forma asimmetrica di Bala Kakasana che si intreccia creativamente con Eka Pada Koundinyasana: una forma rotonda che custodisce e contiene, slancio che si insinua nel mondo trasformando l’intento in gesto e direzione.

La pratica, intensa e creativa, attraversa così il dialogo continuo tra radicamento e apertura, tra forza e sensibilità, tra stabilità e creatività.
Nelle posture raccolte sperimenteremo la capacità di contenere e proteggere. Nelle attivazioni del centro sentiremo nascere una nuova coesione. Negli equilibri sulle braccia e nelle loro transizioni incontreremo il dialogo continuo tra radicamento e apertura, tra forza e sensibilità, tra stabilità e creatività.

Esploriamo il significato di custodire l’intento: restare in contatto con ciò che sentiamo vero, mantenere vivo il centro anche quando la mente si disperde, ricordare la direzione quando tutto sembra allontanarci da essa. Custodire non come trattenere rigidamente, ma come tenere caldo ciò che conta, nutrirlo con continuità, offrirgli presenza.

Ma il fuoco non resta immobile. Ciò che cova tende al movimento. Il calore che protegge è anche il calore che prepara lo slancio. E così, passo dopo passo, incontriamo la seconda natura del fuoco: quella che orienta, attiva, sospinge verso l’apertura. Come il germoglio che rompe il guscio e cerca la luce, anche l’intenzione maturata nel profondo cerca una forma nel mondo.

Il viaggio diventa allora passaggio dal centro all’orizzonte, dalla raccolta all’espressione, dalla compattezza all’espansione. Ciò che era brace diventa impulso, ciò che era interno comincia a cercare spazio nel mondo.

In questo cammino ci accompagnano due alleati simbolici: Matangi Mudra e il mantra Hum, vibrazione che raccoglie, protegge, purifica e apre il varco al nuovo. Due richiami a una potenza che coincide con la coerenza, la centratura e la capacità di orientare.

Così il fuoco si rivela guardiano del centro: brace che custodisce, presenza che ricorda, impulso che orienta. Custode e insieme forza generativa.
Forse questo è il dono più profondo del percorso: imparare a restare fedeli al proprio nucleo senza chiudersi, saper attendere senza spegnersi, trovare il coraggio di emergere restando aderenti a ciò che siamo nel profondo. Tenere acceso il centro e, nello stesso tempo, offrirlo al mondo.

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THE WAY TO EKA PADA RAJA KAPOTASANA

Lo Sguardo del Cuore

4 lezioni da 90 minuti | adatte a praticanti con una buona conoscenza pregressa della pratica di asana e pranayama (liv. intermedio | avanzato)

Un viaggio verso e attraverso Eka Pada Raja Kapotasana, posizione intensa ma incredibilmente affascinate, esplorata nelle sue sfumature simboliche e fisiche. Un percorso graduale che prepara il corpo allungando e condizionando i segmenti articolari interessati, con il supporto di props come cinture e blocchetti, per avvicinarsi all’esecuzione finale nel rispetto delle possibilità individuali.

In questo asana si manifestano due dimensioni di movimento: una dimensione orizzontale, quella delle gambe a contatto con il suolo, base stabile e radicata e una dimensione verticale, che si eleva verso il cielo grazie al distendersi della colonna verso l’alto, come alla ricerca di spazio e leggerezza. Nella fase finale dell’esecuzione, la posizione si completa con un ampio inarcamento e il piede sollevato si muove verso l’occipite, mentre il segmento toracico estende e le spalle si liberano.

Le due dimensioni, orizzontale e verticale, si incontrano e si comprendono armoniosamente formando un cerchio. Questo movimento circolare dell’intero corpo sembra simboleggiare un armonioso adeguamento (yoga ksema), un’armoniosa integrazione delle due dimensioni, quella orizzontale, terrena e densa, e quella verticale, leggera e luminosa.
Il segmento toracico è inoltre intimamente connesso all’elemento aria e l’aria a sua volta è collegata al processo della sublimazione, il processo chimico nel quale un solido riscaldato passa direttamente allo stato gassoso ed ascende verso la parte alta del recipiente.La sublimatio è dunque l’operazione alchemica connessa all’elemento l’aria: trasforma ciò che è materiale in aria volatilizzandolo ed elevandolo.

Eka Pada Raja Kapotasana, ci ricorda che è fondamentale partire da una base densa e solida, indispensabile per la postura tanto quanto la materia lo è per la vita; ma da questa base radicata, l’asana ci invita a sublimare per ascendere, volatilizzare per elevare, lavorare per liberare il contenuto nascosto della materia, il messaggio simbolico nascosto nell’asana.
La pratica di questa posizione ci insegna l’importanza del corretto radicamento, e quindi della corretta presenza nel mondo, ci ricorda il potere della dedizione, della costanza e soprattutto dell’intensità: qualità necessarie per sublimare e accendere, per permettere al cuore, nella liberazione del torace, di vedere attraverso la materia scoprendo il messaggio, il simbolo, che essa sempre cela.

Un viaggio lì dove la terra incontra il cielo rivelando e il cielo incontra la terra vivificandola.

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THE WAY TO KOUNDINYASANA

La Via di Mezzo e l’Arte dell’Equilibrio Sottile

5 lezioni da 90 minuti | adatte a praticanti con una buona conoscenza pregressa della pratica di asana e pranayama (liv. intermedio | avanzato)

Un percorso che ci conduce verso Koundinyasana, una posizione di equilibrio sulle braccia che richiede attenzione, centratura e intelligenza del gesto, insieme ad una chiara comprensione delle spinte e delle leve.

Ispirata al saggio Kauṇḍinya, che abbandonò l’estremo ascetismo per seguire la Via di Mezzo insegnata dal Buddha, questa postura incarna una saggezza antica: restare nel mezzo, tra slancio e stabilità, tra centratura ed espansione, tra il fuoco che attiva e l’acqua che ammorbidisce.
Ci invita a dimorare nel centro mobile del gesto, “via di mezzo” dove l’equilibrio non è tensione, ma espansione bilanciata. Questa via di mezzo, che il corpo stesso suggerisce, diventa occasione per esplorare la possibilità di abitare, energeticamente e mentalmente, due dimensioni contemporaneamente.

Questa è la pratica della doppia attenzione: un lavoro raffinato che allena la coscienza ad aprirsi senza perdere il centro, a restare centrata pur dilatandosi. Abitare il dentro e il fuori non come spazi separati, ma compenetrati: ascoltarci interiormente senza chiuderci, aprirci all’esterno senza disperderci.
Restare nel mezzo diventa così un esercizio trasformativo che ci permette di abitare meglio lo spazio di relazione tra ciò che accade fuori e le risposte che sorgono dentro. Ci educa a riconoscere gli automatismi, ad osservare le risposte automatiche e ad agire da uno spazio più libero e radicato.

Nel corpo tutto questo si traduce in linee che si allungano, in spinte che non si oppongono ma si sostengono a vicenda. Qui, l’energia si armonizza: non si disperde, ma si orienta con chiarezza.

Koundinyasana ci insegna che ogni equilibrio è relazione: tra densità e leggerezza, tra direzione e ascolto, tra intento e fiducia.
E che per espandersi davvero, occorre prima ritrovare il centro.

Che solo nella via di mezzo, sostenuta dal tapas e abbracciata con morbidezza,  possiamo abitare il presente come spazio fertile di cambiamento.

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EXAPAND INTO BALA KAKASANA

Abbraccia il Tuo Fuoco

4 lezioni da 75 minuti | adatte a praticanti con una buona conoscenza pregressa della pratica di asana e pranayama (liv. intermedio | avanzato)

Un viaggio fatto di pratiche intense dove alla mobilizzazione delle anche, necessaria al raggiungimento della postura finale (baby kakasana), si accompagnano lavori per strutturare forza nel centro e nelle spalle, riscoprendo mobilità nella regione posteriore della schiena, ampiezza e la radiosità del nostro centro.
Un ciclo di pratiche per riscoprire l’elemento Fuoco nella sua radiosa luminosità, per riconoscere nel centro una forza piena eppure leggera e per ritrovare nel corpo, e non solo, ampiezza e spazio.

I gesti proposti saranno interessanti dunque non solo da un punto di vista fisico: movimenti per liberare la lombare, restituire ampiezza alla dorsale e movimento alle scapole sono utili per recuperare consapevolezza posteriore, forza centrale e rotondità complessiva.
Rispecchiano inoltre la capacità si sentirsi pieni eppure leggeri, forti eppure delicati, di integrare “ciò che è dietro” per essere più pienamente presenti nella vita.

Un’occasione per fare esperienza del fuoco come energia luminosa e liberatoria, un’energia che ci permette di aderire alla nostra vera natura bruciando ciò che non ci appartiene e che ci sostiene nell’ incarnare pienamente la nostra vera essenza rimuovendo gli ostacoli; quando tutto questo accade si diviene più luminosi, più radiosi, più pieni, più rotondi.

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SVARGA DVIJASANA, LA VIA DELLA RINASCITA

Scendere, Inchinarsi, Risalire

5 lezioni da 90 minuti | adatte a praticanti con una buona conoscenza pregressa della pratica di asana e pranayama (liv. intermedio | avanzato)

Un percorso inteso e coinvolgente per rincontrare, esplorare e lasciarsi insegnare da Svarga Dvijāsana: un’āsana che, nella sua forma, esprime la capacità di elevarsi, incarnando la relazione sacra tra il basso e l’alto, tra il sostegno della terra e l’anelito del cielo. Solo da una base consapevole e radicata può nascere un gesto capace di aprirsi alla verticalità e all’ampiezza.

Ma prima di elevarsi, prima di portarsi in piedi con la presa della gamba, c’è un lungo lavoro silenzioso.
Non solo quello necessario alla mobilizzazione dell’anca, che fluidifica e libera le energie emotive custodite nelle pelvi, ma anche un costante movimento verso il basso, un chinarsi, quasi un insinuarsi sotto la gamba. Scendere verso il basso significa discendere nella terra, abbracciare ciò che è denso, oscuro, nascosto. Solo accogliendo questa profondità possiamo poi riemergere in equilibrio.

Ed ecco che la postura porta con sé due insegnamenti preziosi:
l’inchino | il valore e la potenza dell’umiltà, del sapersi chinare davanti alla profondità della vita;
lo scavare | la necessità costante di esplorare sé stessi, di non smettere mai di lavorare sulle radici per poter crescere più in alto.

Svarga Dvijāsana custodisce nel nome il richiamo alla rinascita e alla connessione con la nostra essenza più autentica.
Svarga significa “paradiso” o “cielo”, e Dvija “due volte nato”: questa “doppia nascita”, comune a tante tradizioni spirituali, si riferisce al percorso di trasformazione interiore che, ad esempio, la pratica yoga favorisce.

Ma questa rinascita non riguarda solo il percorso spirituale: si intreccia profondamente con la nostra vita quotidiana.
Quante volte abbiamo attraversato momenti difficili, le cosiddette “notti buie dell’anima”?
Ogni volta che ne riemergiamo, ogni volta che troviamo la forza di rialzarci, compiamo una piccola rinascita.
Ogni caduta custodisce già la promessa del risalire.
Ogni volta che integriamo quel buio, ogni volta che diamo spazio e luce a ciò che era nascosto, rinasciamo con una consapevolezza nuova.
Rinascere non è qualcosa che accade una volta sola.
Rinascere è un gesto continuo.

Evitiamo il rischio di credere solo alle grandi illuminazioni, alle epifanie o agli eventi straordinari: i momenti di rinascita possono essere anche piccoli, impercettibili.
Bisogna però imparare a portare la giusta attenzione alla vita.

Scaviamo, ci inchiniamo, risaliamo.
Alla ricerca di un nuovo equilibrio, ogni volta un po’ più vero.

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THE WAY TO GALAVASANA

Il Coraggio di Essere Autentici

5 lezioni da 90 minuti | adatte a praticanti con una buona conoscenza pregressa della pratica di asana e pranayama (liv. intermedio | avanzato)

Un percorso verso e attraveeso Galavāsana, intensa posizione di equilibrio sulle braccia resa possibile da un notevole mobilità d’anca in flessione e rotazione esterna. Come in ogni posizione di equilibrio sulle braccia anche in Galavasana sono fondamentali una buona consapevolezza e forza del centro nonché una corretta comprensione delle spinte e delle leve che la caratterizzano.

Il corpo si prepara gradualmente ad incarnare l’asana, ma è nella qualità del gesto, e nella sua energia, che il senso profondo della postura si rivela: Galavāsana non si conquista con lo sforzo, ma si attraversa con grazia e ardore, come una danza tra il fuoco del centro e l’acqua delle anche.

Ispirata al mito del saggio Galava, la postura ci parla di legami e trasformazione: di corde reali e simboliche, di vincoli esterni e interiori, di quanto a volte restiamo incatenati a doveri, credenze o ruoli che non ci appartengono più.

La gamba posteriore, quella che spesso fatichiamo a sollevare,  diventa simbolo di ciò che ci trattiene: retaggi mentali, memorie, strutture che ci tengono ancorati al passato. Sollevarla è un atto di liberazione, un gesto potente: il simbolo di un distacco da un passato che non è più sostegno, un atto di consapevolezza che ci invita a trovare la nostra visione unica e autentica, per restare saldi e leggeri nel mondo.

Galavāsana ci invita a ritrovare una misura nuova dell’equilibrio, un punto d’appoggio che non è solo tecnico ma interiore.
Ci interroga:
Cosa mi trattiene dall’essere me stesso?
Quale energia può sostenermi mentre trovo il mio centro?
Cosa posso lasciar andare oggi, per ritrovare leggerezza?

Ogni asana, indipendentemente dalla sua forma, ci offre una direzione.
In Galavāsana quella direzione è verso l’autenticità: un equilibrio che non cerca il controllo, ma la verità del momento.
Che non si impone, ma nasce da dentro.

Galavāsana ci guida così verso una forza che non spinge, ma sostiene… verso una libertà che non si conquista, ma si riconosce.
E ci ricorda che ogni gesto, quando è consapevole, può diventare un atto di liberazione.

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MAYURASANA E L’ARTE DELLA TRASMUTAZIONE

La Forza della Scelta

5 lezioni da 90 minuti | adatte a praticanti con una buona conoscenza pregressa della pratica di asana e pranayama (liv. intermedio | avanzato)

Un viaggio per avvicinarsi alla complessità e alla potenza di Mayūrāsana intrecciando tecnica e simbolo, forza e presenza. Cinque tappe per studiare in profondità la meccanica della postura – le spinte, le attivazioni, le strategie necessarie a portarla in essere – e per incontrarla da diverse prospettive: ogni variante apre nuove possibilità di comprensione, svelando nuovi equilibri tra testa e coda.

Mayūrāsana è la postura del pavone, veicolo del dio Kārttikeya, divinità guerriera dalla volontà incandescente.
Presente nei testi classici Hatha Yoga, lo stesso Iyengar ne sottolinea la potenza, riconoscendole la capacità di “digerire i veleni dell’esistenza”, fisici, mentali, emozionali.

Il pavone, simbolo di bellezza in Occidente e di coraggio trasmutativo in Oriente, secondo il mito è in grado di digerire il veleno dei serpenti.
Allo stesso modo, questa postura agisce tanto sul piano fisico, con la forte pressione addominale che stimola i visceri e favorisce la purificazione, quanto sul piano sottile, guidandoci verso un’elaborazione più interiore. Il corpo si fa alambicco, e la pratica diventa un laboratorio di trasformazione.

Mayūrāsana ci chiede:
Cosa consideriamo tossico nella nostra vita?
Quali sono, per noi, i veleni da trasmutare incarnando la fora del pavone?
Non solo tossine fisiche dunque, ma anche stagnazioni emotive, pensieri ricorrenti, risposte automatiche alla vita.

Perché spesso ciò che intossica non è l’evento in sé, ma la reazione abituale che attiviamo.
Quando non scegliamo più, ma reagiamo soltanto, perdiamo la nostra libertà interiore. Scegliere come reagire è il primo, decisivo, atto trasmutativo.

Mayūrāsana si eleva da un nucleo profondo, tonico, ma non rigido, e proprio da lì, da quel centro viscerale e vivo, nasce la possibilità di sostenerne la forma e incarnarne il significato.

Trasmutare, sentire, scegliere.

Un cammino che narra di fuoco, di tossine sottili, di ascolto che si fa scelta, di spazio tra evento e risposta, tra abitudine e consapevolezza, tra reazione ed azione.
Di cosa significa restare con ciò che accade, anche quando è difficile, per poterne ricavare un senso.
Perché è proprio in quel “restare” che il veleno si trasforma in medicina.

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THE WAY TO URDHVA DHANURASANA

Il Ponte Tra i Mondi

4 lezioni da 90 minuti | adatte a praticanti con una buona conoscenza pregressa della pratica di asana e pranayama (liv. intermedio | avanzato)

Un viaggio verso Urdhva Dhanurāsana, l’arco rovesciato, conosciuto anche come il Ponte: postura che incarna la relazione tra terra e cielo, tra corpo e spirito, tra densità e leggerezza. Il corpo si preparerà con cura alla posizione utilizzando tutti props necessari, rinforzando la spinta, liberando le spalle, sostenendo la zona lombare e aprendo il torace. Ma è l’intelligenza simbolica del gesto a guidarci oltre la forma.

“Setu”, il più antico tra i termini sanscriti per indicare il ponte, deriva dalla radice si, “attaccare”: è ciò che unisce, tesse, collega. Il ponte gettato su un fiume connette le due sponde che, simbolicamente, rappresentano stati diversi dell’essere. Il ponte, allora, è come un filo che tesse continuità tra mondi. Ma è anche l’asse centrale che collega cielo e terra, pur mantenendoli distinti: qui il suo significato è profondamente verticale.
Il ponte è passaggio, collega e separa contemporaneamente, può essere una prova, una via d’accesso e, a volte, un vincolo.
Per molti praticanti, è un gesto intenso, fisico e simbolico insieme: una sfida che può diventare opportunità.

Nel corpo, il ponte si costruisce a partire dalla terra, densità indispensabile per radicare le spinte, ma è l’aria, l’elemento che separa e collega, che muove e dissolve, a permettere l’ascesa.

L’aria, sovrana del segmento toracico che qui viene intensamente stimolato, che ci insegna la giusta distanza: quella che non allontana, ma apre lo sguardo.
Ed è il cuore, al centro del torace, il vero protagonista della postura: luogo di mediazione tra pensiero e istinto, tra visione e impulso.
Nel gesto che libera intensamente tutte la catena frontale, il cuore si espone, si solleva, si offre. Diventa ponte egli stesso.

In ogni ponte che costruiamo, nel corpo, nella mente, nella relazione, c’è una tensione da ascoltare, un vuoto da attraversare, un legame da ritrovare.

In quello spazio intermedio, l’aria rarefà il tangibile, dissolve i veli.
È lì che possiamo intravedere cosa si cela dietro la forma.
E forse, è proprio in quel varco/ponte invisibile tra le cose che dimora la nostra sva-rūpa: la nostra forma autentica.

Un soffio sottile la custodisce. Un soffio sottile la rivela permettendoci di vedere oltre le apparenze, di intravedere il cielo nascosto in ogni terra.

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THE WAY TO TITTIBASANA

Nell’Intensità, con Leggerezza Luminosa

6 lezioni da 75 min | adatte a praticanti con una buona conoscenza pregressa della pratica di asana e pranayama (liv. intermedio | avanzato)

Un viaggio fatto di pratiche intense per preparare il corpo alla posizione: al condizionamento e rinforzo di braccia e polsi si accompagnano movimenti per strutturare forza nel centro, lunghezza nelle catene posteriore e interna delle gambe e mobilità nelle pelvi. Un percorso lungo e completo per acquisire consapevolezza nei movimenti, per trovare le lunghezze e comprendere le spinte indispensabili per sollevarsi sulle braccia.
Tittibasana, postura tanto complessa quanto magica, ci insegna a stare nell’intensità con leggerezza.

Tittibasana richiede sia una certa mobilità d’anca che un certo, non eccessivo, livello di forza.
La forza di cui ci parla la posizione non è solo la forza che ci viene richiesta per mantenerla ma è anche quella forza che l’asana ci sa mostrare e offrire, invitandoci ad accedere al nostro potenziale interno.
Il lavoro sulla forza, che ci parla di potere e luce, incontra quello nell’anca, che ci porta nello spazio dell’apertura e dell’accoglienza, integrando infine quella dimensione di leggerezza necessaria per sollevarsi da terra.

Tittibasana è la lucciola, e come la lucciola lo yogin è invitato ad accendere il suo centro per brillare forte e leggero nella forma: brillare nella propria forma è onorare il proprio processo di crescita personale, fatto di impegno, dedizione e costanza e che ci ha portato fin dove siamo, è riscoprire la bellezza di quella forma unica che ognuno di noi incarna e che per questo si fa luminosa.
È riconoscere la bellezza dell’imperfezione e la verità di ciò che è autentico: anche se i piedi non si sollevano da terra, anche se le gambe non si distendono.
In una danza interiore tra forza e delicatezza, tra centratura e apertura, questo asana ci invita a scendere in noi per trovare ciò che ci sostiene, e poi ad aprirci all’orizzonte, portando nel mondo la nostra luce.
Una luce che attira tenerezza, speranza, ispirazione.

In quella rinnovata armonia, Tittibasana ci invita a brillare così come siamo.
E a lasciare che anche altri, vedendoci, ricordino di poter fare lo stesso.

Leggerezza e rarefazione sono inoltre le direzioni energetiche con le quali i pranayama proposti completano il percorso.

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