VINYASA FLOW ONDEMAND

Una pratica fluida e creativa che unisce l’attenzione alla tenuta e all’allineamento della postura all’armonia del fluire da uno spazio all’altro insegnando a mente e corpo ad attraversare stati e forme differenti con equanimità e presenza.
Ideale per chi ha una buona propriocezione e vuole affinarla, ama le pratiche fluide che invitano all’esplorazione creativa delle possibilità del corpo e della sua dimensione energetica.

QUI TROVI L’ELENCO DEI PERCORSI DISPONIBILI. SCORRI VERSO IL BASSO PER SCOPRIRLI NEL DETTAGLIO.

– LA MISURA DEL RACCOLTO | D’autunno, raccogliere e restituire
– EMBRACE AUTUMN | Di Profondità e Gratitudine

– NATARAJASANA, LA DANZA DELLA VITA | Incontrare l’Orizzonte 
– IL PIEDE, ORMA DI PRESENZA | Radice, Traccia, Soglia

– LA MANO, GESTO DI PRESENZA | Percezione, Relazione, Intenzione
– DEL CORAGGIO DI GERMOGLIARE | La Forza Fragile di Nascere al Mondo
– LASCIA ANDARE PER TORNARE | Dell’Autenticità che non si Veste di Nulla
– CAMATKARASANA, IL GESTO DEL CUORE | Assaporare la Meraviglia
– LE DOMANDE DELL’ETERE | Dove lo spazio diventa Attenzione
– KAPALASANA, CAPOVOLGERE PER SCEGLIERE | La Via del Fuoco Interiore
– KAKASANA, IL FUOCO CHE IRRADIA | La Forza Diviene Presenza
– FUOCO CHE PURIFICA | Twist and Shine
– ACQUA CHE FLUISCE | Cambiamento ed Adattamento
– TERRA , MATERIA MADRE | L’Origine che Conclude

– MANIFESTARE L’ARIA | Il Soffio, la Brezza, il Vento, il Pensiero
– FARSI FUOCO | La Fiamma, il Potere, il Calore, la Luce
– ESSERE ACQUA | La Goccia, il Fiume, il Lago, l’Oceano
– INCARNARE LA TERRA | La Montagna, la Caverna, la Valle, l’Albero

DISPONIBILE PER 35 GIORNI DALLA DATA DI ATTIVAZIONE DELL’ABBONAMENTO

LA MISURA DEL RACCOLTO

D’autunno, raccogliere e restituire

4 lezioni da 75 min | liv. di pratica fisica intermedio

L’autunno è tempo di raccolto. La stagione in cui possiamo volgere lo sguardo a ciò che è maturato e riconoscere ciò che, dopo essere stato seminato, desiderato, attraversato e coltivato, oggi possiede una forma. Il raccolto diventa così una riflessione sulla manifestazione: qualcosa che un tempo esisteva come intenzione, possibilità, immagine o desiderio è entrato nella realtà, ha preso corpo.

Il percorso accompagna a riconoscere ciò che è maturato, a raccoglierlo senza confrontarlo continuamente con ciò che avevamo immaginato perché a volte ciò che si manifesta non coincide necessariamente con ciò che avevamo immaginato.
Ogni desiderio, quando incontra la vita, si trasforma. Raccogliere significa allora imparare a riconoscere e accogliere la forma concreta che ciò che la maturazione manifesta, senza misurarla continuamente sulla distanza da ciò che avremmo voluto.
Il corpo incarna quattro movimenti: riconoscere, raccogliere, assaporare, ringraziare.

Prima vedere ciò che c’è. Poi avere il coraggio di prenderlo tra le mani, riconoscerlo come parte della propria storia imparando ad amare anche la forma reale, e forse inattesa, che ciò che è maturato ha assunto.

Quindi lasciare che il raccolto possa davvero nutrirci, trasformandosi in esperienza, memoria, consapevolezza.
Perché non sempre sappiamo ricevere ciò che abbiamo cercato: spesso siamo molto più allenati a desiderare, perseguire e realizzare che a fermarci e lasciarci nutrire da ciò che è arrivato.

Solo allora può nascere la gratitudine, gesto prezioso che segue il riconoscimento.
E ringraziare diventa anche restituire. Come nella natura, il frutto non rappresenta soltanto la conclusione di un processo: porta già dentro di sé il seme di ciò che potrà continuare.

Il raccolto rivela così la propria misura e torna a essere parte di un movimento più grande.

1 | RICONOSCERE, Vedere ciò che è maturato
2 | RACCOGLIERE, Amare la forma concreta del desiderio
3 | ASSAPORARE, Lasciarsi nutrire dal raccolto
4 | RINGRAZIARE, Restituire alla terra

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DISPONIBILE PER 35 GIORNI DALLA DATA DI ATTIVAZIONE DELL’ABBONAMENTO

EMBRACE AUTUMN

Di Profondità e Gratitudine

4 lezioni da 75 min | liv. di pratica fisica intermedio

Un viaggio nelle qualità più riconoscibili dell’autunno: lasciare andare, scendere in profondità, restituire, gratitudine

Lasciare andare diventa così il primo gesto del percorso: liberare per fare spazio. Nello spazio che si apre, l’energia può cambiare direzione. Dal fuori al dentro, dalla superficie alla profondità. Come il seme che affonda nella terra e vi rimane custodito prima di tornare a germogliare, possiamo scendere verso ciò che in noi è più essenziale, lasciando che il rallentamento permetta di riconoscere ciò che spesso, nel rumore, rimane nascosto.

Ma il viaggio verso l’interno non termina nella profondità.
Quando il rumore si quieta, quando il superfluo cade e le dinamiche si fanno più semplici, possiamo accorgerci anche di ciò che rimane: un nucleo profondo, una presenza che non dipende interamente da ciò che accade fuori di noi.
Ciò che incontriamo, riconosciamo e coltiviamo dentro di noi può diventare qualcosa da riportare fuori. Una qualità, un’intenzione, un modo di essere: ciò che impariamo a sentire profondamente può essere incarnato e, attraverso di noi, restituito al mondo.

Il movimento dell’autunno diventa allora quasi un respiro: lasciare andare, scendere, incontrare, riemergere. Dalla superficie alla profondità e dalla profondità nuovamente verso l’esterno, portando con sé qualcosa che prima potevamo soltanto intuire.

È da qui che può nascere la gratitudine. Non necessariamente gratitudine per qualcosa o qualcuno, ma una qualità da coltivare, una disposizione interiore, una sorta di tinta con cui scegliere di colorare la nostra vibrazione e la nostra relazione con il mondo.

Abbracciare l’autunno significa allora accogliere il suo invito nella sua interezza: lasciare ciò che è pronto a cadere, scendere verso ciò che conta, riportarlo nel mondo e riconoscere, nel cuore dell’esperienza, qualcosa per cui aprirsi alla gratitudine.

1 | LASCIA ANDARE, Libera
2 | VAI IN PROFONDITÀ, Scopri
3 | LASCIA ANDARE, Restituisci
4 | SII GRATO, Abbraccia

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NATARAJASANA, LA DANZA DELLA VITA

Il Ritmo della Presenza

4 lezioni da 75 min | liv. di pratica intermedio

Un percorso in quattro pratiche dedicato a Natarajāsana, una delle posture più evocative dello yoga, per esplorarne non solo la forma, ma il profondo significato simbolico.
Lavoreremo sulla variante contemporanea di Natarajāsana, caratterizzata da una profonda estensione della colonna e da un’intensa apertura del torace, facendone il terreno di esplorazione di un dialogo continuo tra radicamento e slancio, stabilità e libertà, forza e morbidezza.
Ad ispirarci saranno tre brevi aforismi degli Śiva Sūtra, che descrivono il Sé come un danzatore e l’interiorità come il vero palcoscenico della nostra esistenza.

Attraverso l’immagine di Shiva Nataraja, il Signore della Danza, intraprenderemo un viaggio che ci condurrà ben oltre l’equilibrio fisico, trasformando la pratica dell’asana in un’esperienza di ascolto, presenza e riconoscimento di sé.

Pratica dopo pratica attraverseremo un itinerario interiore che prenderà avvio dal riconoscimento del Sé come danzatore. Incontreremo poi Apasmara, il simbolo dell’oblio che ci fa smarrire il ritmo della nostra presenza, per riscoprire, attraverso la rammemorazione di sé, la possibilità di ritornare al nostro centro.
Da quel centro il cuore potrà aprirsi all’incontro, fino a lasciar emergere ciò che la tradizione tantrica chiama Anugraha, la Grazia: quella qualità del gesto che nasce quando non ci opponiamo più alla vita, ma impariamo a danzare con essa.

Forse, alla fine, non si tratta di imparare a danzare la vita, ma di accorgersi che la vita ha sempre danzato con noi, attendendo soltanto che imparassimo ad ascoltarne il ritmo

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LA MANO, GESTO DI PRESENZA

Percezione, Relazione, Intenzione

4 lezioni da 75 min | liv. di pratica intermedio

La mano è una delle prime soglie attraverso cui entriamo in relazione con il mondo. Con essa tocchiamo, sosteniamo, percepiamo, offriamo, orientiamo. È strumento di azione, ma anche luogo di ascolto, linguaggio silenzioso, espressione concreta di ciò che accade dentro di noi.
In questo percorso esploreremo la mano non solo come struttura anatomica essenziale nella pratica dello yoga, ma come simbolo vivo capace di raccontare il nostro modo di abitare il gesto.
Partiremo dalla precisione tecnica di Hasta Bandha, il sigillo della mano che organizza il carico, protegge i polsi e distribuisce la forza con intelligenza. Da lì entreremo in una dimensione più sottile: la mano che ascolta, capace di percepire e tradurre ciò che il corpo incontra.

Proseguiremo verso la mano come porta del relazionarsi: il luogo in cui l’intenzione si apre all’orizzonte, all’altro, allo scambio. Infine approderemo alla mano come sigillo di intenzione, dove il gesto diventa espressione consapevole del cuore e della direzione interiore.
Accanto al lavoro corporeo, le mani saranno soglia di momenti meditativi e le mudrā dimore interiori in cui raccogliere, orientare e sigillare la qualità energetica emersa nella pratica. Il gesto diventerà così non solo movimento, ma strumento di presenza, integrazione e ascolto sottile.

Quattro pratiche per attraversare la mano in tutte le sue dimensioni: biomeccanica, percettiva, simbolica e spirituale.
Perché ogni volta che una mano si posa, si apre o si orienta, qualcosa di noi prende forma nel mondo.

1- LA MANO, ARCHITETTURA DEL SOSTEGNO
2- LA MANO, ANTENNA DI PERCEZIONE
3- LA MANO, SOGLIA DEL RELAZIONARSI
4- LA MANO, SIGILLO DI INTENZIONE

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IL PIEDE, ORMA DI PRESENZA

Radice, Traccia, Soglia

4 lezioni da 75 min | liv. di pratica intermedio

Un percorso nato dal desiderio di tornare ai piedi come luogo di conoscenza profonda, uno spazio spesso trascurato, ma capace di raccontare il nostro modo di stare, di muoverci e di affidarci alla vita. Mentre porta il peso del corpo, il piede ci permette di avanzare e di esplorare il mondo; ci insegna che l’equilibrio non è immobilità, ma un dialogo continuo tra ciò che cambia e ciò che resta.
Partiremo da Pāda bandha e dalla struttura del piede, per attraversare strati sempre più sottili dell’esperienza fino a incontrare il suo volto simbolico, energetico e immaginale.

Il piede diventa così molto più di un punto di appoggio: è radice che stabilizza, gesto che affida, soglia che espone all’incertezza, orma che testimonia il cammino.

Luogo liminale e sensore sottile, sacro per mollte tradizioni, il piede, capace di tradurre il linguaggio del terreno in esperienza corporea ed energetica, si fa testimone della nostra presenza, memoria viva di tutto ciò che abbiamo attraversato

1- IL PIEDE E PADA BHANDA,STABILITA’ CHE CONNETTE
2- IL PIEDE, RADICE CHE AFFIDA
3- IL PIEDE, SOGLIA DEL POSSIBILE
4- IL PIEDE, ORMA DI PRESENZA

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DEL CORAGGIO DI GERMOGLIARE

La Forza Gentile di Nascere al Mondo

4 lezioni da 75 min | liv. di pratica intermedio

Un percorso dedicato alla forza gentile della’emersione: dalla spinta originaria che sale dal profondo, fuoco interiore che si è accumulato fino a farsi slancio e desiderio di forma; alla chiamata della luce che orienta, quando la forza che spinge dal basso incontra ciò che attira dall’alto e il gesto diventa ascolto, apertura e risposta.
Dal coraggio necessario per attraversare ostacoli e resistenze, rompendo la scorza di ciò che eravamo e accettando che la nuova forma non sia ancora compiuta, fino alla capacità di abitare il vasto senza perdere contatto con le proprie radici.
Una nuova fase in cui impariamo a stare davanti all’ampiezza senza esserne travolti, restando in relazione con l’ombra e con la terra che hanno nutrito la nostra crescita.

C’è un momento nella vita in cui ciò che per lungo tempo abbiamo custodito nel silenzio e nell’ombra preme per poter essere manifestato. Ciò che è rimasto invisibile chiede spazio, ciò che è maturato nel profondo desidera forma, ciò che ha atteso cerca ora il suo tempo per apparire.
Questa primavera interiore può coincidere con quella esteriore, oppure no.A volte accade mentre il mondo intorno fiorisce e si rinnova; altre volte nasce in stagioni apparentemente lontane, quando fuori tutto sembra immobile e dentro, invece, qualcosa si prepara a sbocciare. Perché i cicli dell’anima non seguono sempre il calendario della natura, eppure ne custodiscono la stessa sapienza.
Ogni germogliare nasce da una lunga gestazione invisibile. Nulla emerge davvero senza essere stato prima accolto, nutrito, protetto. Ma arriva un punto in cui il seme non può più restare seme. La vita che lo abita spinge verso l’alto, cerca la luce, risponde a una chiamata più grande.

È a questa soglia che si rivolge la pratica: al passaggio tra interiorità e manifestazione, tra il raccoglimento e il gesto, tra ciò che siamo stati in silenzio e ciò che siamo pronti a diventare nel mondo.

Un viaggio per accompagnare ciò che matura nell’invisibile verso una forma viva, presente e autentica nel mondo.

Il corpo racconta questo viaggio attraverso torsioni che accendono il fuoco interno, equilibri laterali — come le varianti di Vasisthasana — e posture di equilibrio in piedi che costruiscono stabilità e direzione. Il lavoro integra rinforzo del centro e allungamento della catena posteriore, per creare la forza e lo slancio necessari all’emersione. Delicate aperture iniziano ad ampliare lo sguardo verso l’orizzonte, introducendo una qualità di espansione che rimane però radicata e presente.
Matangi Mudra e Sama Vritti Pranayama sostengono la pratica, richiamando un equilibrio tra cielo e terra e favorendo un’emersione stabile, centrata e consapevole.

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LASCIAR ANDARE PER TORNARE

Dell’Autenticità che non si Veste di Nulla

4 lezioni da 75 min + 1 meditazione | liv. di pratica intermedio

Un viaggio fatto di respiro e movimento, asana e meditazione; un viaggio verso noi stessi che comincia spogliandoci di noi stessi e che ci invita verso quella parte di noi che è la più delicata e, proprio per questo, profondamente forte.
Se da un lato ci vuole una relazione profonda con la nostra interiorità per “capire” cosa è giusto lasciar andare è altrettanto vero che se intorno e attorno c’è troppo, troppo caos, troppo rumore, troppo “ingombro”, è difficile contattare quella guida interna che dovrebbe sostenerci nel discernimento di ciò che è opportuno eliminare.

Potremmo allora cominciare pensando al lasciar andare come, in un primo momento, al semplificare, ma semplice non vuol dire facile, è arduo lavorare per sfoltire l’inutile e il superfluo. Riflettere sul significato della semplicità ci invita a cercare per essa una definizione personale, ci aiuta ad agire con consapevolezza facendo scelte più selettive per tenere solo ciò che è veramente essenziale.

Ma il lasciar andare rivela un insegnamento ancora più profondo: svela l’illusione di sentirci separati dal mondo, quella percezione che ci porta ad attaccarci a cose, persone e persino al nostro stesso corpo, come se fossero possedimenti duraturi

E se lasciar andare implicasse un cambio di paradigma?
Se significasse liberarsi dall’idea errata che siamo qualcosa di distinto da ciò che ci circonda, e che quel qualcosa sia da possedere? Potrebbe, invece, trattarsi di “liberare” quei legami che un’illusione ci ha fatto percepire come veri?

Forse lasciar andare significa accettare l’impermanenza di tutte le cose.
Forse lasciar andare significa lasciare che le cose del mondo “fluiscano”.

Ma lasciar andare per tornare…a cosa dunque?

Al nucleo che tutto contiene e che per questo non ha bisogno di lasciar andare nulla se non le false storie.
Al vuoto gravido delle potenzialità, a quella vacuità capace di accogliere ciò che l’intelligenza della vita ha in serbo per noi; perché ormai sappiamo che il nuovo arriva e si crea solo se c’è lo spazio per contenerlo.

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LE DOMANDE DELL’ETERE

Dove lo Spazio Diventa Attenzione

4 Lezioni da 75 min | liv. di pratica intermedio

In questo percorso incontriamo l’Etere, il più impalpabile, sottile, invisibile degli elementi. L’etere non si tocca, non si afferra: si ascolta. In queste pratiche lo esploreremo attraverso il corpo, diventando consapevoli dello spazio che ci circonda e di quello che ci abita, sottile e vibrante.
Gesti lenti e morbidi, di rarefazione dei confini e consapevolezza energetica, apriranno il cammino a sequenze di equilibrio leggere e consapevoli, in cui il respiro si fa guida e il movimento ascolto. Sfioreremo i confini distendendo i fianchi e liberando con dolcezza il torace.

L’etere è grembo senza forma da cui ogni forma nasce, spazio che non è assenza, ma presenza potenziale, campo fertile di possibilità che accoglie tutte le polarità e contiene tutte le direzioni. Coltivare questo spazio diventa allora un atto e intimo rivoluzionario: è rinunciare a occupare, afferrare, spiegare tutto.
E’ lasciare che il corpo si muova nel vuoto fertile, dove il gesto non riempie ma rivela, dove l’equilibrio non si impone ma emerge da un ascolto fine.

L’etere ci pone domande profonde:
Quanto spazio c’è nella mia vita?
Come mi relaziono a ciò che non è pieno?
Posso abitare ciò che è aperto? E come mi relaziono a tutto questo?
In che modo posso lasciare che lo spazio mi trasformi?
Posso accettare l’idea che il dentro è i fuori e il fuori è il dentro?
Che ogni spazio attraversato è anche specchio, eco e soglia?

L’etere ci riconfigura, ci trasforma, ci insegna nuovi modi di essere in relazione, con noi stessi, con l’altro, con il mondo.
Forse lo spazio non è qualcosa da misurare, ma la dimora in cui possiamo finalmente abitare noi stessi.

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CAMATKARASANA, IL GESTO DEL CUORE

Assaporare la Meraviglia

4 lezioni da 75 min | liv. di pratica intermedio

Un viaggio verso Camatkārasana, posizione di espansione, esposizione e fiducia: un’apertura che nasce dalla resa consapevole, dal cuore che si solleva e si offre, un invito a lasciarsi stupire dalla vita senza volerla trattenere. Un percorso attento e graduale per preparare le spalle, mobilizzare la colonna, allungare la linea frontale e trovare, nel gesto, la giusta attitudine.
Attraverso il respiro che apre, rivela e si fa prāṇāyāma, le sospensioni che diventano occasione di assaporamento, e il corpo in movimento, esploreremo il gesto come via per incontrare l’orizzonte, dentro e fuori di noi.

Camātkāra può essere tradotto con meraviglia, stupore, ma anche assaporare con consapevolezza. È un termine che parla di godimento, di gustazione piena della vita, di un gusto che nasce dallo stupore genuino, quello che non dà nulla per scontato, di chi si dispone all’esistenza con apertura, senza bisogno di possedere.
Camatkārasana allora diventa un gesto del cuore: una meraviglia incarnata. Un promemoria silenzioso che incontrare la realtà con un cuore leggero, aperto e disponibile è forse uno dei modi più profondi per restituire vitalità alla nostra quotidianità, liberandola dal grigiore della ripetizione.

Muovendoci nello spazio del torace, ci avviciniamo al cuore come centro sottile della relazione: tra il sé e l’altro, tra la pelle e il mondo, tra ciò che sentiamo e ciò che scegliamo di offrire. Ed è lì che incontriamo l’elemento Aria, con la sua arte sottile di mettere in relazione creando spazio.

Un percorso per imparare a essere leggeri e presenti, per restare là dove il gesto incontra la meraviglia, dove il cuore — sollevato, esposto, offerto — ci ricorda che siamo vivi ogni volta che ci lasciamo toccare.

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KAPALASANA, CAPOVOLGERE PER SCEGLIERE

La Via del Fuoco Interiore

5 lezioni da 75 min | liv. di pratica intermedio

Un percorso per incontrare, imparare a gestire e sostenere le inversioni sulla testa (in questa occasione, Kapalāsana) risvegliando forza e consapevolezza nel centro. Movimenti di mobilizzazione e apertura delle anche incontrano esercizi ideali per strutturare forza nelle braccia e nelle spalle fortificando il nucleo profondo del corpo.
Il Fuoco, nella tradizione yogica, non è solo calore che trasforma, ma luce che rivela. Agni, il Fuoco sacro dei Veda, è chiamato “il Discernitore“, colui che separa l’essenziale dal superfluo, l’autentico dall’illusorio.

Le inversioni, come Kapalāsana, incarnano simbolicamente questo processo. In queste posizioni, il corpo si capovolge, sfidando la gravità e le abitudini mentali invitandoci a guardare il mondo da una prospettiva diversa, a pensare da un’altra direzione.
Agni ci offre così il dono del discernimento, ci dà il coraggio di rovesciare la logica abituale, di cambiare, ampliando lo sguardo e le prospettive.
Ma Agni non è solo purificazione: è anche colui che ispira il pensiero e l’immaginazione. È forza ispiratrice, scintilla interiore che accende la visione e che permette di immaginare nuove forme, nuovi orizzonti.

In Kapalāsana tutto si inverte: polarità, priorità, prospettiva.

E questo stravolgimento, spesso scomodo e disorientante, è anche una delle più potenti forme di rinascita. Il cambiamento autentico, quello che passa quasi sempre attraverso uno sguardo nuovo, può emergere solo quando siamo disposti a liberarci da quegli schemi che, cristallizzandoci, ci impediscono di immaginare altre soluzioni, da quelle strutture mentali rigide che restringono il nostro campo percettivo.

È qui che il Fuoco simbolicamente entra in azione: brucia ciò che è stagnante, libera lo spazio, riaccende l’immaginazione e amplifica la visione.
Il Fuoco dunque accende la mente e crea uno spazio pulito e silezioso dove l’intuizione, come una scintilla, può essere accolta e riconosciuta.
E da quel luogo diventa possibile agire con un’azione “ispirata”, un’azione che non è reazione, ma scelta consapevole.

Queste pratiche sono un invito a incontrare il Fuoco che discerne, purifica e ispira, un’occasione preziosa per capovolgere lo sguardo e e rinnovare le prospettive.

Fuoco che sale, testa che scende,
cuore che sceglie, chiarezza che si rivela.

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FUOCO CHE IRRADIA

Kakasana, La Forza Diviene Presenza

4 lezioni da 75 min | liv. di pratica intermedio

Un percorso che si snoda tra forza e mobilità e si muove verso Kakasana, la cui rotondità custodisce il segreto di una forza leggera che si espande dal centro verso la periferia. Movimenti di mobilizzazione e apertura delle anche incontrano esercizi ideali per preparare i polsi, strutturare forza nelle braccia e nelle spalle rinforzando il nucleo profondo del corpo.
L’elemento Fuoco è connesso al tapas, alla disciplina e all’ardore, non è solo la fiamma calda che brucia e trasforma, ma è anche la luce che illumina la via.

Il fuoco brucia quello che non siamo più, dagli schemi che più non ci appartengono alle strutture che più non ci rispecchiano e ci dona la forza necessaria ad affrontare tutto questo.

Il nostro sarà un viaggio verso quella forza, la forza di essere chi vogliamo essere riscoprendo, abbracciando e custodendo il nostro centro, ardente e luminoso. Un’occasione per farci non solo più forti ma anche più spaziosi, grandi e accoglienti, capaci di contenere un nucleo, inteso come forza e potenza, sempre maggiore.

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FUOCO CHE PURIFICA

Twist and Shine

4 lezioni da 75 min | liv. di pratica intermedio

Un percorso per sperimentare il movimento della torsione a terra, da seduti e in piedi, giocando con dinamiche di equilibrio sulle gambe e di forza del centro.
Le torsioni come ormai tutti forse sappiamo hanno una grandissima capacità di purificare e detossificare l’intero sistema. Il processo che le torsioni mettono in atto è un processo profondo che lavora su più livelli: non solo ci aiutano a depurare organi e visceri, ma ci sostengo nel processo di trasformazione e purificazione di tutto quello che è un contenuto interno, dall’ esperienza alla sensazione, dal pensiero all’emozione.

AGNI, il fuoco che dimora nel centro e che viene risvegliato e stimolato dalle torsioni, è una presenza importante fin da tempi dei Veda dove viene venerato utilizzando vari appellativi, uno di questi è “il discernitore”.

Agni ci fa dunque dono del discernimento, nello spazio pulito e liberato che il fuoco ci restituisce possiamo vedere le cose in maniera nuova, più chiara, limpida e possiamo scegliere nel modo migliore la direzione da prendere, quella che rispecchi più sinceramente chi siamo.

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ACQUA CHE FLUISCE

Cambiamento ed Adattamento

4 lezioni da 75 min | liv. di pratica intermedio

Un percorso per incontrare nel gesto e nella forma la fluidità dell’acqua, con moti ondosi e movimenti ideali per la mobilizzazione e liberazione del segmento pelvico, tra equilibri e affondi, curve e cerchi.
L‘acqua rappresenta il principio di fluidità e coesione, mentre fluidifica e scorre, collega, mette in connessione, rende tutto più coeso, nutre e informa.

In questo percorso incarneremo l’acqua nella sua incredibile capacità di scorrere, accettare e accogliere il cambiamento adattandosi alle circostanze; ci insegnerà a cambiare forma laddove il “contenitore” della vita ce lo richieda, con flessibilità, coltivando non solo l’arrendevolezza necessaria affinchè questo fluire sia efficace ma anche la grande volontà che ci permette di sostenerlo.

Impareremo dall’acqua a fluire senza perdere la nostra autenticità, ricontattando la dimensione del sentire e le nutrienti profondità introspettive, per ritrovare nella dimensione del bacino le emozioni che colorano la vita e che insinuandosi inesorabilmente verso ci mostrano il nostro vero potenziale.

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TERRA , MATERIA MADRE

L’Origine che Conclude

4 lezioni da 75 min | liv. di pratica intermedio

Un percorso dedicato alla Terra come potenza creatrice, grembo primordiale e forza di compimento.
Movimenti per risvegliare la consistenza nelle gambe e la presenza nei piedi: affondi, radicamento, giochi di equilibrio in piedi che ci invitano a sentire la stabilità del corpo e il suo dialogo con la terra. A questi gesti si intreccia Bhastrikā, che accende e solleva l’energia creatrice, e il sostegno sottile dei mudrā, che custodiscono l’intenzione e ne accompagnano la manifestazione.
Elemento della materia e della forma, la Terra non è solo densità e struttura: è fermento invisibile, energia silenziosa capace di assumere ogni configurazione.

Spesso vista come elemento statico e abitudinario, la Terra custodisce in sé un dinamismo profondo: nella sua apparente immobilità custodisce il dinamismo originario della vita, la forza generativa capace di trasformarsi per dare continuità all’esistenza.

Nel simbolo di Muladhara ritroviamo il quadrato, yantra della Terra che  rappresenta stabilità e regolarità; ai suoi lati ed angoli, otto frecce puntano verso l’esterno a ricordarci che contenere non è trattenere, ma raccogliere energia perché possa fluire, con direzione e intenzione.

Le nostre potenzialità, se nutrite, accolte, contenute con cura, possono trovare la forza per manifestarsi in ogni direzione.
La Terra ci offre la stabilità necessaria per raccogliere energia e dirigerla consapevolmente verso i nostri intenti,on la consapevolezza che il contenimento è una risorsa essenziale per poter poi esprimere pienamente il nostro potenziale.

E così, quando la massa è pronta, l’energia si mette in moto.
E sorgono allora domande fondamentali:
Quale forma scegliamo per portare la nostra azione nel mondo? Qual è il corpo della nostra intenzione?

Ed ecco che la Terra ci guida nel compimento.
È l’energia che chiude e realizza, che porta a termine ciò che fu acceso dal fuoco, nutrito dall’acqua e mosso dall’aria.

Oltre a essere il principio creativo di tutte le forme, la Terra insegna l’arte del compimento: ci ricorda che ogni intenzione per diventare reale ha bisogno di radicarsi prendendo peso e forma. Che ogni sogno, per diventare gesto, ha bisogno di radici.

È l’energia che accoglie il gesto finale, quello che rende l’idea concreta e tangibile, completando il ciclo del creare.

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