DEEP SLOW FLOW ONDEMAND

Il Vinyasa incontra il Fascial in una pratica lenta e introspettiva; il flow caratteristico del Vinyasa rallenta ed è intermezzo creativo che scioglie e stempera le lunghe tenute posturali derivanti dal Fascial Flow. Nella tenuta attiva si educa la mente al restare invitandola attraverso il respiro consapevole a scivolare sempre più in profondità, lì dove può cogliere, accogliere e ricevere i doni dell’asana.
Adatta a tutti, anche a chi comincia, a chi ama le pratiche lente e introspettive che invitano al sentire profondo del proprio panorama interno ma con un tocco di fluidità. 

DISPONIBILE PER 35 GIORNI DALLA DATA DI ATTIVAZIONE DELL’ABBONAMENTO

DEL LIMINALE 

Dimorare sulla Soglia

4 lezioni da 75 min  | adatte a tutti

L’autunno è dimensione di soglia: il tempo sospeso nel quale qualcosa è già terminato e ciò che verrà non possiede ancora una forma. È il tempo dell’in limine, dell’essere nel mezzo: tra ciò che non siamo più e ciò che non siamo ancora diventati. Un passaggio che può portare con sé fragilità, nostalgia e disorientamento, ma che proprio nella sua indeterminatezza custodisce una straordinaria potenzialità trasformativa.

Attraverso un fluire lento, profondo e introspettivo, il percorso esplora la qualità del liminale: imparare a stare nel “tra”, rendersi permeabili al cambiamento e scoprire nella sospensione non un vuoto da colmare, ma uno spazio fertile di possibilità.

Il corpo racconta questa esperienza attraverso la visualizzazione, capace di integrare le dimensioni che la soglia tiene insieme, e attraverso Samavṛtti Prāṇāyāma, che rende concreta, nel ritmo del respiro, la possibilità di abitare uno spazio di equilibrio.
La pratica si sviluppa nell’allungamento delle linee laterali del corpo, che creano spazio per accogliere lo stare “tra”, nella mobilizzazione delle spalle e nella graduale, dolce apertura del torace e del petto: un invito a fare spazio, senza forzare il passaggio, imparando a dimorare nella soglia anziché affrettarsi ad attraversarla.

La soglia viene prima riconosciuta nei cicli della natura e della vita, poi esplorata nel corpo stesso, luogo di confine tra dentro e fuori, azione e ricezione. Diventa quindi esperienza del presente, quel tempo sottile che possiamo abitare ma non afferrare: non siamo più dove eravamo e non siamo ancora dove stiamo andando.La soglia viene prima riconosciuta nei cicli della natura e della vita, poi esplorata nel corpo stesso, luogo di confine tra dentro e fuori, azione e ricezione. Diventa quindi esperienza del presente, quel tempo sottile che possiamo abitare ma non afferrare: non siamo più dove eravamo e non siamo ancora dove stiamo andando.La soglia viene prima riconosciuta nei cicli della natura e della vita, poi esplorata nel corpo stesso, luogo di confine tra dentro e fuori, azione e ricezione. Diventa quindi esperienza del presente, quel tempo sottile che possiamo abitare ma non afferrare: non siamo più dove eravamo e non siamo ancora dove stiamo andando.

Dimorare nel liminale significa allora imparare a stare senza dover immediatamente sapere, lasciando che ciò che finisce e ciò che comincia possano, per un istante, coesistere. Significa trasformare la sospensione in ascolto e fare del non-sapere un terreno di fiducia.
E proprio in questo spazio può emergere una possibilità ulteriore: scegliere.
Nel momento in cui riconosciamo vāsanā, saṃskāra e automatismi, la soglia diventa il luogo in cui interrompere una direzione già tracciata, sospendere la reazione e orientare consapevolmente il cammino.

Se il liminale è il terreno del possibile, la scelta è il suo frutto.

1 | SULLA SOGLIA, Dell’abitare il passaggio
2 | NEL MEZZO, Del corpo come confine
3 | NEL PRESENTE, Del tempo che non si lascia afferrare
4 | NEL POSSIBILE, Della soglia come scelta

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LA DISCESA DELL’AUTUNNO

Il Viaggio verso Sé Stessi si fa Spogliandosi di Sé Stessi

4 lezioni da 75 min  | adatte a tutti

L’autunno è un movimento di discesa. Ciò che durante l’estate si era espanso verso l’esterno comincia lentamente a convergere verso il basso e verso l’interno.
Il percorso segue questo stesso movimento: lasciare andare ciò che trattiene in superficie, rallentare, spogliarsi del superfluo e discendere verso ciò che rimane.

Il corpo esplora dapprima il movimento che alleggerisce e lascia andare, attraverso kriyā e respiro, per cominciare poi a discendere, lavorando sull’allungamento della catena posteriore e sulla mobilizzazione delle anche in apertura: gesti che invitano a sprofondare, ritrovando spazio e rotondità nella parte posteriore del corpo.
Nella profondità, il movimento sembra invertirsi: Uṣas Mudrā ci riporta all’essenziale, mentre il bacino, liberato dalle tensioni, si fa spazio accogliente. Le mudrā accompagnano allora il passaggio dal lasciare andare al custodire: Kubera Mudrā invita a riconoscere i propri frutti interiori come tesori da preservare.
Infine, il corpo torna ad aprirsi attraverso il torace e il petto, perché nella profondità, quando è stata accolta e abitata, esiste già la possibilità di una nuova apertura.

Perché per scendere è necessario alleggerirsi, lasciare andare abitudini, condizionamenti e narrazioni che nel tempo abbiamo sovrapposto a ciò che siamo.
Spogliarsi diventa allora un gesto di essenzialità: non perdere qualcosa di sé, ma creare lo spazio per ritrovarsi al di sotto di ciò che abbiamo imparato a credere di essere.
La discesa diventa così in-scendenza: un viaggio verso il basso e verso dentro, capace di restituire valore alla dimensione terrena, concreta, incarnata dell’esperienza.Perché per scendere è necessario alleggerirsi, lasciare andare abitudini, condizionamenti e narrazioni che nel tempo abbiamo sovrapposto a ciò che siamo.
Spogliarsi diventa allora un gesto di essenzialità: non perdere qualcosa di sé, ma creare lo spazio per ritrovarsi al di sotto di ciò che abbiamo imparato a credere di essere.
La discesa diventa così in-scendenza: un viaggio verso il basso e verso dentro, capace di restituire valore alla dimensione terrena, concreta, incarnata dell’esperienza.

Come il seme che in autunno entra nell’oscurità della terra, anche noi possiamo affidarci a questa profondità: scura, silenziosa, apparentemente immobile eppure fertile. È qui che ciò che resta può finalmente essere visto, riconosciuto e custodito. Nel rallentamento, infatti, lo sguardo si fa più limpido. Possiamo distinguere ciò che è pronto a cadere da ciò che merita di essere portato con noi: i frutti interiori maturati attraverso l’esperienza, ciò che il tempo ha trasformato in forza, consapevolezza, nutrimento.
L’autunno tiene così insieme due movimenti solo apparentemente opposti: lasciare e custodire.
Lasciare ciò che non si è più; custodire ciò che, proprio attraversando l’esperienza, è diventato essenziale.

E ciò che finisce non viene semplicemente abbandonato. Può essere trasmutato.
Come le foglie cadute diventano humus per nuove radici, ciò che è stato può essere accolto e trasformato in nutrimento per ciò che ancora deve venire. La fine entra così nel ciclo della vita e diventa materia fertile di rinnovamento.

Il viaggio verso sé stessi si fa allora spogliandosi di sé stessi: scendere, riconoscere ciò che resta e trasformare ciò che è stato in forza per ciò che sarà.

1 | LASCIAR ANDARE, Dello spogliarsi verso l’essenziale
2 | IN-SCENDENZA, Del discendere dentro
3 | CUSTOIDIRE, Del riconoscere i frutti interiori
4 | TRASMUTARE, Del trasformare la fine in nutrimento

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DELLA SPIRALE, LO SVOLGERSI DELLA VITA

Di Rinnovamento e Rinascita

4 lezioni da 75 min  | adatte a tutti

La spirale è uno dei simboli più antichi della rinascita. Racchiude in sé il mistero di ciò che ritorna senza ripetersi raccontando una verità semplice e profonda: la vita raramente procede in linea retta. Si muove piuttosto attraverso ritorni, soste, maturazioni e nuove aperture. Nel suo disegno convivono memoria e trasformazione: ciò che è stato non viene cancellato, ma ripreso, attraversato ancora, compreso da una prospettiva più ampia, fino a potersi esprimere in una forma nuova.

Un viaggio tra torsioni del busto e spirali per ammorbidire e sciogliere la colonna, liberare ed aprire le spalle, allungare la catena posteriore, con intermezzi dedicati ad attivare e rinforzare dolcemente il centro.
Dalle posizioni sedute alle quadrupedie, fino ai movimenti in piedi, esploreremo il corpo nel suo continuo relazionarsi con lo spazio, lasciando che il movimento si svolga in modo progressivo, ampio e naturale, integrando anche la dimensione energetica della spirale, che ci attraversa e ci riconnette allo spazio che abitiamo.

Un percorso interiore che attraversa il movimento della spirale come archetipo del divenire si passa al centro come luogo generativo, poi all’intenzione come forza silenziosa che dispone e orienta, fino alla forma come incarnazione di ciò che è maturato nel profondo.

Ogni passaggio della spirale riconduce vicino a luoghi già conosciuti — emozioni, domande, soglie interiori — eppure nulla è identico a prima. Ogni ritorno porta con sé un diverso grado di coscienza, una presenza più ampia, una possibilità ulteriore di divenire.

Un cammino per riconoscere che la rinascita non è uno slancio improvviso né una fuga da ciò che è stato, ma un lento e fedele svolgersi della vita in noi. Un processo naturale e necessario attraverso cui ciò che attendeva silenziosamente trova finalmente spazio, gesto e voce.
E la vita, senza fretta, diventa finalmente ciò che chiedeva di essere.

1 | DEL DIVENIRE, tra Ricordare e Rinnovare
2 | DEL CENTRO, tra Custodire ed Espandere
3 | DELL’INTENZIONE, Orientare ciò che chiede di nascere
4 | DELLA FORMA, dare Corpo a ciò che è Maturato

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